C’è un bar vicino alla stazione
dove la luce stenta ad arrivare.
Monete d’oro cadono nel flipper,
odore di fumo e caffè nell’ombra delle cose.
Euridice ha scarpe da tennis,
un vestito color zafferano.
Dalle sue mani nascono bambole,
soldati di carta velina
conigli bianchi in cilindri di seta.
A volte fa l’amore dietro le porte del mare
o in un hotel senza stelle,
ma con lenzuola color di lavanda
e pareti coperte di piccoli pesci.
Di notte il corpo è un naufrago
che non trova riposo.
Le mani di Euridice sui fianchi,
un gesto lento
e il sangue si scioglie.
La luce cade nei vicoli stretti,
sulla resina azzurra dei pini.
“Guardami negli occhi” – lui dice.
Di là dalla parete qualcuno grida nella soap in TV
“guardami negli occhi” – ripete.
Ma Orfeo ha pupille d’argilla,
nemmeno il rimorso di un bacio.
*
Euridice ha richiuso la porta con tre giri di chiave.
“Pensa a me come a una nave lontana’’ – sussurra.
Poi lo bacia in punta di piedi
e cammina, ancora cammina
con le mani bagnate di mare.
*
C’è un bar vicino alla stazione
dove la luce stenta ad arrivare.
I treni merci tremano sotto la lampadina rotta,
l’amore è rimasto in una stanza vuota.
Qui restano sette sedie in bilico,
le forbici appese alla parete,
le fiamme delle foglie fra i tavolini vuoti.















