C’è un bar vicino alla stazione
dove la luce stenta ad arrivare.
Monete d’oro cadono nel flipper,
odore di fumo e caffè nell’ombra delle cose.
Euridice ha scarpe da tennis,
un vestito color zafferano.
Dalle sue mani nascono bambole,
soldati di carta velina
conigli bianchi in cilindri di seta.

A volte fa l’amore dietro le porte del mare
o in un hotel senza stelle,
ma con lenzuola color di lavanda
e pareti coperte di piccoli pesci.

Di notte il corpo è un naufrago
che non trova riposo.
Le mani di Euridice sui fianchi,
un gesto lento
e il sangue si scioglie.
La luce cade nei vicoli stretti,
sulla resina azzurra dei pini.

“Guardami negli occhi” – lui dice.

Di là dalla parete qualcuno grida nella soap in TV

“guardami negli occhi” – ripete.

Ma Orfeo ha pupille d’argilla,
nemmeno il rimorso di un bacio.

*

Euridice ha richiuso la porta con tre giri di chiave.
“Pensa a me come a una nave lontana’’ – sussurra.
Poi lo bacia in punta di piedi
e cammina, ancora cammina
con le mani bagnate di mare.

*

C’è un bar vicino alla stazione
dove la luce stenta ad arrivare.
I treni merci tremano sotto la lampadina rotta,
l’amore è rimasto in una stanza vuota.
Qui restano sette sedie in bilico,
le forbici appese alla parete,
le fiamme delle foglie fra i tavolini vuoti.

cybbolo * venerdì, 18 gennaio 2008 alle ore 10:57 << questo post >> commenti (7)
Commenti
#1    18 Gennaio 2008 - 17:50
 
impressionismo impressionante: pochi tratti a raccontare una storia di vita ed emozioni con una sensibilità davvero fuori del comune.
Grande Daniela.
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#2    19 Gennaio 2008 - 12:39
 
non ho nessun vestito color zafferano, ma il resto lo posso ben immaginare.
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#3    19 Gennaio 2008 - 21:35
 
"guardami negli occhi" - *euri*dice...
probabilmente è il prezzo da pagare, scoprendosi moneta d'oro a precipizio, nel flipper della vita.
eleganti i piccoli pesci (alle pareti delle porte del mare) e il corpo naufrago con le mani bagnate di.
la luce pare farsi filo condutture (ché, in effetti, proprio d'*un filo* di luce si tratta): "stenta ad arrivare", "cade nei vicoli stretti", inciampa "pupille d'argilla", scansa la "lampadina rotta", fino a *spegnersi* finto-posticcio in carta da parati, nelle "fiamme delle foglie".
su tutto, restano le grida della soap, a proiettare l'ombra nuda delle cose sui tavolini vuoti.
molto bene.


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#4    20 Gennaio 2008 - 16:22
 
non so bene perché, ma mentre leggevo mi risuonavano dentro le note di Rimini
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#5    21 Gennaio 2008 - 21:18
 
Grazie, Roberto, per la gentile ospitalita' nella tua osteria, e grazie ai commentatori.
daniela
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#6    01 Febbraio 2008 - 14:39
 
Quanto tempo che non leggevo Madame.
Fotografie sempre precise.
Tutto questo, tutti questi nomi, ha un sapore d'altri tempi.
Ubi
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#7    02 Febbraio 2008 - 16:40
 
Heila! Una voce dal passato!
Ciao, Ubi, vero che chi non muore si risente. Bello rincontrarti in questo bar.
Ciao
daniela
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