Avrebbe voluto scrivere il suo primo romanzo al tavolino di un bar. Sapeva già quale. Un piccolo locale con le pareti colorate ognuna d’un colore diverso. Il bancone grande, tutto in legno, dietro al quale stava uno specchio enorme e pesante. Pure troppo che non si era potuto inclinare il dovuto, ma qualcosa di meno, così che stava appollaiato lassù, sopra le bottiglie dei migliori whiskeis e salutava mezze teste di clienti occasionali e soliti frequentatori.

Era stato il pavimento ad averlo fatto decidere per quello e non per altri, un mosaico di piastrelle in ceramica rustica che pareva un arcobaleno pastello. Aveva un difetto però e questo lo costringeva a riflettere: vi si scivolava quando era bagnato. Per scrivere un romanzo ci vuole molto tempo, cosa che lo avrebbe costretto ad andarci molte volte, per più giorni di seguito, ed in una città come la sua ci si pensa due volte prima d’avventurarsi sopra un pavimento scivoloso. Piove troppo.

L’ampio zerbino sarebbe stato un valido aiuto però, e sommato al piacere di una bella birra accanto a se, poteva valere come movente per quel delitto. Lui, scrivere un romanzo. Delitto contro l’umana natura. Eppure se fatto in quel bar sentiva che lo sforzo sarebbe valso a qualcosa.

Si immaginava al tavolo d’angolo, quello più lontano, un po’ per non dare fastidio, un po’ per sentirsi nascosto. Non osservato ma osservatore. Avrebbe avuto un taccuino sul quale segnare sottovoce i discorsi degli altri. Li avrebbe rubati così come si raccolgono i frutti da un albero in campagna; ché se i campi danno buoni frutti, allora è anche vero che i locali pubblici, in città, danno buoni racconti. In fondo le metropoli coltivano gente e la gente coltiva storie, pensava.

Sentirsi contadino di fronte ad una pinta di scura era sicuramente un piacere inusuale, e decidere di diventare scrittore profumava l’aria d’ottimi presagi nella semplice bontà di quel pensiero. Sempre più era convinto che il suo primo romanzo sarebbe nato innaffiato di birra e piacevoli discorsi con le bariste.

Non era da sottovalutare neppure l’ampia vetrata che divideva il dentro dal fuori, così che l’uno potesse guardare l’altro in tutta sincerità: il passante con l’ombrello, mentre se ne va al mercato, che sogna una cioccolata calda fumante. Ed il cliente seduto, con la sigaretta eterna compagna, che rimane ammaliato da una mamma troppo elegante. Ecco cose così. Cose per cui valga la pena di scrivere.

Alla sua destra avrebbe avuto “L’idiota” ed alla sinistra “La signora Dalloway”, o forse avrebbe cambiato libri ogni giorno, per vedere l’effetto che avrebbero fatto sul testo. Quello suo. La sola vicinanza con certi immortali della letteratura avrebbe sicuramente aiutato la distillatura del prodotto, ne era certo. Inoltre un buon grado alcolico, sostenuto nel tempo, avrebbe dato il tocco finale alla sua opera prima.

Sapeva già anche il numero delle pagine: una per ogni piastrella, ed ognuna avrebbe sopportato i pensieri di tanti lettori quanto la rispettiva piastrella sopportava i piedi dei clienti. Gli pareva una buona metafora per un libro e sarebbe stato un peccato sprecarla. Certo avrebbe dovuto contarle, e la cosa avrebbe richiesto del tempo ma nessuno ha mai detto che scrivere non sia faticoso. In una città piovosa, d’altronde, la gente ha tanto tempo da usare come meglio crede; è la tristezza a regalarlo.

Sì, avrebbe scritto il suo primo romanzo al tavolino di quel bar.

Ma non oggi, no. Oggi doveva andare da un suo amico e poi a fare la spesa. E studiare per l’esame che s’avvicinava, insomma le solite cose.

Non oggi, però, solo ancora qualche giorno.

Solo qualche giorno.


 

* dedicato al Neon pub e ad Anna ed Alice, le sue proprietarie

cybbolo * sabato, 19 gennaio 2008 alle ore 15:46 << questo post >> commenti (10)
Commenti
#1    19 Gennaio 2008 - 22:16
 
"Sentirsi contadino di fronte ad una pinta di scura era sicuramente un piacere inusuale, e decidere di diventare scrittore profumava l’aria d’ottimi presagi nella semplice bontà di quel pensiero"

ecco a me piace la gente che imbraccia la penna come un contadino e fa crescere piccola erba buona come questa.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ireneladolce

#2    20 Gennaio 2008 - 11:40
 
più che buona la prosa, con intuizioni degne di nota ("le metropoli coltivano gente e la gente coltiva storie, pensava"; "in una città piovosa, d’altronde, la gente ha tanto tempo da usare come meglio crede; è la tristezza a regalarlo").
godibile l'ironia strisciante, specie quella "scivolosa" del pavimento bagnato. tanto che rendendo onore al suo santo protettore, se mai lo studioso darà il via alle danze romanze, dovrà intitolare il manoscritto *il valzerbino*
:))
molto bene.
(occhio, refuso: "whiskeis" vs "whiskies"; poi direi "distillazione" vs "distillatura e cambierei il "che sogna" del passante in "sognando", ma vedi tu)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente parolaia

#3    21 Gennaio 2008 - 12:42
 
Thanks ;-)

posso offrire un giro? birra o bianchino?

bai bai
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ettorebilbo

#4    21 Gennaio 2008 - 15:51
 
l'insieme di una serie interminabile di rituali per non combinare nulla di sostanziale.
ti leggo bonariamente perfido, Ettorino, meticoloso come uno di quei giocatori di poker che contano le fiches e fanno i mucchietti con lo stesso colore.
lo scrittore non scrive e il pokerista bello e ordinato perde anche la strada per tornare a casa...,-)))
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cybbolo

#5    22 Gennaio 2008 - 16:39
 
cyb, "sostanzialmente" il protagonista ha riflettuto, vuoi mettere?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ireneladolce

#6    22 Gennaio 2008 - 17:20
 
Anna ed Alice si sono arricchite di un regalo non da poco. Eccola la meticolosità di Ettore, che so essere bravissimo.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente xdanisx

#7    25 Gennaio 2008 - 21:04
 
a colazione, 20 m' die, è fattibilissimo nell'arco di 10 mesi
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente EvaCarriego

#8    25 Gennaio 2008 - 22:18
 
"In fondo le metropoli coltivano gente" mi ha scosso non poco, per la semplice verità e l'immensa varietà che quelle poche parole implicano.
e mi diverte il ruolo di "appoggio" che le buone birre sembrano destinate ad avere in tutta 'sta faccenda del Primo Romanzo - perlomeno nei progetti dello studente :-)
mi piacerebbe sapere come si chiamerà il romanzo..
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente varasca

#9    01 Febbraio 2008 - 12:16
 
mmm che titolo dargli a questo romanzo?

mannaggiola se poi lo avessi scritto ora lo saprei, mi tocca di inventare :-)

la verità delle piastrelle... potrebbe andare? ^__^

grazie a tutti della lettura.

bai bai
Ettore
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ettorebilbo

#10    04 Febbraio 2008 - 14:04
 
Pe esperienza: mai rimandare a domani ciò che vuoi fare oggi.
Quindi ti dico: fermati in quel bar e comicia il tuo romanzo. E poi faccelo sapere.
Auguri.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente elisnelpaese

Commenti