Ieri ho visto Dio passare per strada.
È entrato nel bar.
Gli tremava la mano
e aveva una ruga sulla fronte,
nera,
come una ferita vecchia.

Gli ho servito una birra.
Lui mi ha detto che un giorno
aveva avuto una donna.
Era la moglie ideale:
una madonna dagli occhi feriti
e la bocca di gesso.
Fingeva di non sapere delle altre,
di quella che lui si scopava tre piani più sotto
o la collega bionda
che gli succhiava il sesso come nessuna:
“quello non era peccato. Era un dono del cielo.”

Io imbottivo panini,
lavavo i bicchieri.

“Mia moglie aveva il sorriso
della reclame del brodo star” – mi diceva.
Diceva anche che il sesso
lei lo teneva chiuso in un astuccio rosso.
Glielo offriva al sabato sera,
quando tornava a casa ubriaco
e le montava sopra senza baciarla.
Una ragnatela che si posava sul cuore.
Una tristezza che…

qualcosa di amaro.
Come una voglia di far violenza
a quel corpo docile;
e anche per lui, per il suo cuore malato,
mai tanto solo
come quando lei gli faceva l’amore.
cybbolo * lunedì, 21 gennaio 2008 alle ore 10:03 << questo post >> commenti (9)
Commenti
#1    21 Gennaio 2008 - 12:20
 
tutto da guStar, codesto brodo primordiale.
muove facendo carne il verbo e il verbo carne: chi è Dio?
sappiamo ch'egli (sentendosi uno e trino) si scopa una madonna, assieme a quella che sta tre piani sotto e alla collega bionda.
sappiamo che è etilista (ferito da cadute in stato di ebbrezza e tremante di neuropatia alcoolica), che non è abile a fingere di non sapere e che la vita gli porta in omaggio sul bancone oro incenso e birra.
l'io narrante imbottisce panini di-versi con storie di vita, rimaste incrostate ai bicchieri. e lo fa con trasporto asettico (equilibrismo ossimorico meritevole di plauso).
nel senso che assieme all'inevitabile senso di repulsione evoca nel lettore un empatico sentimento di "pietas" per quel *tutto il sapore di casa mia* che sa di vomito rappreso e ragnatele *amare*.
povero Dio... la vita è assai difficile financo per lui.
da un punto di vista formale, quattro come in una singola poesia, seppur prosastica (aarrgh! odio i comedoni) m'appaiono forse troppi (ne casserei almeno uno, direi quello di "come una voglia di far...", ma vedi tu).
la chiusa è forse il passaggio più debole: "per il suo cuore malato" naaahh dai, non è in tono con la levatura del resto, vieppiù leggendo "come quando" il cervello mi parte per la tangente sillabando "come quando fuori piove" (mmm... magari è un mio problema, quindi come sopra, vedi tu).
ottima, direi (cera grey).
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#2    21 Gennaio 2008 - 15:00
 
s'è evocato ai miei occhi un bancone da bar americano, d'anni quaranta, con il barista confessore che raccoglie confidenze e peccati:
il barista di "Giorni perduti" di Wilder con Ray Milland.
mi piace qui il dio cliente fragile ribaltato a somiglianza del genere umano, e mi piace il barista confessore che si carica la schiena dei peccati del mondo senza allontanare l'amaro calice.
sempre di qualità ottima, Daniela.
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#3    21 Gennaio 2008 - 21:21
 
Grazie, Roberto, e grazie all'ottimo e attento commentatore. Piaciuta molto la sua analisi.
daniela
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#4    22 Gennaio 2008 - 16:51
 
E se devono essere versi, che siamo un pò sapidi come questi.
danis
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#5    23 Gennaio 2008 - 14:02
 
daniela, sei bravissima.
:-)
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#6    02 Febbraio 2008 - 16:41
 
Grazie a Danies e alla gentile Algaspirulina :-)
daniela
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#7    04 Febbraio 2008 - 13:55
 
Un brodo vegetale...abbastanza carnale!!
Quoto cybbolo, commento n. 1

Complimenti.

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#8    21 Febbraio 2008 - 09:54
 
l'immagine del sesso chiuso in un astuccio rosso..

davvero bello questo modo di descrivere un non amore, e la solitudine che genera nell'anima.
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#9    16 Marzo 2008 - 14:03
 
Grazie, Parolaia per la tua attenta critica che probabilmente riconosco come valida. Forse i come sono troppi. Troppo tardi, comunque, visto che il testo è pubblicato in un volume. Terrò presente in caso di una seconda edizione. Nel frattempo ti ringrazio per il tempo che hai dedicato ai miei testi.
Grazie di nuovo a Cyb per avermi ospitata in questi lidi e a tutti i lettori.
daniela che non ha fatto il log in.
utente anonimo

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