Sedute nel piccolo bistrôt,
fra bisbigli e calici di vino.
Mi parlavi delle colline di Grecia,
degli occhi neri di tua madre nella bara.
Tu piangevi per la bimba che eri,
io per la donna che sono.
Nella penombra l’uomo grasso ci guardava stupito
Londra brillava nella luce di marzo.

Io e te,
invecchiando in due placente di tristezza.
Ogni volta diverse, Maria
ogni volta le stesse.
Ritrovarsi per scoprire sul viso
quella ruga più dura.
Cercare in noi la forza (e la paura)
il coraggio (e la sconfitta).
E sentire il sangue che trema,
il vino che brucia nella gola.
Ritrovarsi per ridere di noi,
tirare su col naso e passarci un altro Kleenex.
Ricordare le ragazze che fummo.
Scordare tutto quello che non siamo.

Mi hai lasciato che era già sera.
Ti ho abbracciata,
quaranta chili di donna
sparivano fra le mie mani.
Ti ho abbracciata, Maria
per un lungo momento sono stata tua madre.


 


cybbolo * sabato, 02 febbraio 2008 alle ore 08:00 << questo post >> commenti (4)
Commenti
#1    12 Febbraio 2008 - 17:07
 
quanta eleganza, Danielina, nel descrivere squarci di vita ed emozioni, e tutto sfuma in un presente di condivisione che lascia infinite vie aperte all'immaginazione di quello che è stato e di quello che può essere o sarà.
questa è la vera essenza dell'indefinibilità di un bar luogo non luogo.
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#2    20 Febbraio 2008 - 09:53
 
Mi accodo immediatamente a Cyb! Che belli questi versi nella loro elegante semplicità. Commuovono.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente triana

#3    16 Marzo 2008 - 14:04
 
Grazie Triana, anche con molto ritardo, del tuo passaggio. Un po' che non passavo di qui e ci trovo il tuo bel commento, e quello sempre enormemente gratificante di Roberto (troppo buono, tu!)
Daniela
utente anonimo

#4    19 Marzo 2008 - 14:54
 
Daniela: questo ritrovarsi tra parole e in un abbraccio di maternità vera, seppur non biologica, rende preziosi tutti gli anni vissuti e regala senso ad uno sfiorire tenero, ricco.
danis
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