Sedute nel piccolo bistrôt,
fra bisbigli e calici di vino.
Mi parlavi delle colline di Grecia,
degli occhi neri di tua madre nella bara.
Tu piangevi per la bimba che eri,
io per la donna che sono.
Nella penombra l’uomo grasso ci guardava stupito
Londra brillava nella luce di marzo.
Io e te,
invecchiando in due placente di tristezza.
Ogni volta diverse, Maria
ogni volta le stesse.
Ritrovarsi per scoprire sul viso
quella ruga più dura.
Cercare in noi la forza (e la paura)
il coraggio (e la sconfitta).
E sentire il sangue che trema,
il vino che brucia nella gola.
Ritrovarsi per ridere di noi,
tirare su col naso e passarci un altro Kleenex.
Ricordare le ragazze che fummo.
Scordare tutto quello che non siamo.
Mi hai lasciato che era già sera.
Ti ho abbracciata,
quaranta chili di donna
sparivano fra le mie mani.
Ti ho abbracciata, Maria
per un lungo momento sono stata tua madre.















